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Anno 3 - Numero 7 - Luglio - Agosto 2004

 

 Come effettuare una giusta analisi finanziaria

Il modo migliore per scegliere il capitale di rischio oppure quello di debito. Consigli e strategie per decidere

Nella prima parte di questo nostro elaborato, abbiamo posto in evidenza quali elementi (con la relativa valorizzazione) possono, in genere, determinare il fabbisogno finanziario iniziale di un affiliato e come, tale fabbisogno, dovrà essere rapportato alla necessità di ricorrere al capitale proprio o di terzi.
Generalmente il capitale proprio gioca un ruolo fondamentale, mentre il livello di indebitamento deve essere minimo, anche se la convenienza di un ricorso all'indebitamento non deve essere escluso e non preso in considerazione in forma aprioristica.
Importante è tenere ben presente che il capitale fisso (capitale proprio) è solo una parte del fabbisogno finanziario. L'altra parte è destinata a finanziare il capitale circolante netto che è dato dalla somma dei crediti commerciali e delle scorte a cui vanno sottratti i debiti commerciali.
Il fabbisogno finanziario si calcola attraverso il budget fonte-impieghi o attraverso l'analisi di cash flow.
L'analisi di cash flow è uno strumento che consente, a partire dai dati di bilancio prospettici (Conto Economico e Stato Patrimoniale di budget) di arrivare a determinare il fabbisogno finanziario preciso nell'orizzonte temporale.
Nella scelta tra capitale di rischio e capitale di debito vanno presi in considerazione:
-compatibilità con l'equilibrio finanziario;
-convenienza economica;
-implicazioni fiscali;
-assetto proprietario.
Per "compatibilità" è da intendersi la capacità dell'azienda di corrispondere gli interessi passivi e di rimborsare nei tempi previsti il debito contratto. Con il termine "equilibrio finanziario" è da intendersi la capacità dell'azienda di conservare nel tempo una struttura finanziaria equilibrata.
Il calcolo della "convenienza economica" è dato dalla leva finanziaria: se il rendimento dell'investimento (ROI, citato nel precedente elaborato) è superiore al tasso di interesse passivo che l'impresa paga per il capitale utilizzato, la scelta dovrebbe cadere sull'indebitamento.
Come fatto cenno in precedenza, importantissimo è, comunque, determinare i flussi di cassa (cash flow) in modo da avere una corretta e completa visione delle reali necessità finanziarie dell'azienda.
I flussi di cassa si compongono di entrate e uscite. 
Nelle entrate vanno imputate in sede di previsione, il prezzo medio di vendita del prodotto/servizio per l'ammontare stimato.
ad un mese e, quantomeno, per un anno.
Per quanto riguarda le uscite è opportuno suddividerle, per maggiore chiarezza, in categorie:
- uscite per investimenti, che comprendono, per esempio, le rate del leasing per l'acquisto del computer, dell'arredamento, ecc.;
- uscite per implementazione dell'attività, che comprendono, per esempio, spese per l'inaugurazione, la promozione pubblicitaria, la cauzione sul fitto, ecc.;
- uscite per acquisti merce/servizi, quelle che, in genere, occorrono per lo svolgimento dell'attività (da calcolarsi alle singole scadenze dei versamenti al franchisor o ad altri fornitori);
- uscite di gestione, in genere quelle per gli stipendi, il fitto, ecc.
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Nella prossima parte, nel concludere questo nostro elaborato, forniremo anche degli schemi che, pur non potendo essere esaustivi, potranno fornire della basi su cui poter operare.

rag. Mirco Comparini

 

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