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   Anno 3 - Numero 6 - Giugno 2004  Regionale UMBRIA

 

 Meno imprese, ma più cooperative di servizi 

La vocazione sociale ha la meglio: in vent’anni numero di strutture raddoppiato

Le imprese umbre scendono di numero. Il dato è stato diffuso da Unioncamere e fotografa una situazione delle strutture non agricole sicuramente poco rosea per questo comparto con riferimento ai primi tre mesi del 2004. Per la verità il dato non allarma, anche perché si allinea alla maggior parte delle regioni italiane, ma certamente fa pensare. Nella speciale classifica del rapporto fra natalità e mortalità delle imprese fra le venti regioni italiane, l'Umbria è al sedicesimo posto, davanti solo a Piemonte (dato sorprendente), Friuli Venezia Giulia, Liguria e Valle d'Aosta, con un tasso negativo dello 0,17. Complessivamente la regione allinea 71619 imprese contro le 71748 dello stesso periodo del 2003. Tradotto in soldini, significa che ogni giorno, nel primo trimestre del 2004 sono nate 14,5 imprese e ne sono state chiuse 15,8. 
Per la cronaca, il dato nazionale segnala invece una crescita dello 0,14 e quello delle regioni del centro Italia addirittura dello 0,23. Per dare un'occhiata appunto alle 'vicine' dell'Umbria, l'Abruzzo segnala un dato positivo dello 0,37 (108817 imprese), la Toscana dello 0, 08 (353925), le Marche dello 0,07 (136077), il Lazio addirittura dello 0,45 (484669).
Un dato che naturalmente va preso così per com'è dato che l'indagine compiuta da Unioncamere non presenta commenti. Le ipotesi che sono state formulate da esperti ed addetti ai lavori allineano sullo stesso trend due situazioni, vale a dire la stagnazione dell'impresa e la congiuntura attuale che forse tende a colpire maggiormente le regioni a maggior vocazione agricola come l'Umbria. Per quanto riguarda la stagnazione va detto che i primi tre mesi dell'anno rappresentano comunemente un periodo difficile per la regione, ma certamente il calo dell'imprenditoria regionale, soprattutto se confrontato con gli incrementi, seppur minimi delle zone di confine, dovrebbe far pensare.
Al di là di ogni considerazione, c'è da dire che il dato di Unioncamere non comprende le aziende agricole, che probabilmente se fossero state inserite nel computo avrebbero dato un risultato diverso nel conteggio.
CONTROTENDENZE. Sempre rimanendo nell'ambito delle indagini, un'altra inchiesta, prodotta dall'Arcst, che riunisce le cooperative di servizi in Umbria aderenti alla Legacoop, segnala invece un raddoppio di questo genere di impresa negli ultimi venti anni. Sarà dunque forse per la vocazione tradizionalmente sociale della regione, ma il quadro del lavoro regionale, assume un disegno totalmente differente, più votato al terziario ed al mondo agricolo, con naturalmente qualche rilevante eccezione. Il dato riguardante le cooperative i servizi segnala un dato che dal 1985 al 2002 ha visto una crescita da 51 a 105 strutture, con un numero di soci salito in maniera esponenziale, passando da 1850 a 6377.
E.Lom.

 

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