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Anno 3 - Numero 6 - Giugno 2004
Regionale
SICILIA
Ordinativi in calo, tutta colpa della guerra
Entro la fine dell’anno si prevede un crollo delle uscite anche in quei settori come il chimico che finora sono in aumento
L'economia siciliana e palermitana in particolare avevano registrato un calo tendenziale a fine 2002, confermato a gennaio e febbraio 2003, degli ordinativi, pari al 17-20% mensile, dovuto alla crisi congiunturale aggravata dalle condizioni negative locali (eccesso di burocrazia e mancati pagamenti di contributi e incentivi da parte della Regione).
Sostanzialmente stagnante era la mancanza di liquidità a causa di quattro fattori: morosità delle pubbliche amministrazioni riguardo al pagamento delle forniture; depressione dei consumi; dilazione dei pagamenti ai grandi fornitori da parte delle piccole e medie imprese, le prime a subire i contraccolpi della crisi; minore elasticità nell'erogazione del credito su commessa da parte delle banche.
Nelle prime due settimane di marzo, invece, i "venti di guerra" hanno prodotto un drastico calo di quasi il 40% degli ordinativi per il mercato nazionale ed estero, la cui esecuzione è stata resa più onerosa dal repentino aumento dei costi delle materie prime, dei trasporti, dell'energia e delle materie chimico-plastiche in conseguenza del caro-petrolio. E da oggi si aggiunge un ulteriore aggravio: la richiesta, da parte dei committenti di Oltre Stretto, di una "clausola contrattuale assicurativa contro il rischio guerra" sulle merci da consegnare.
Dunque, secondo la nota congiunturale di Assindustria Palermo, il primo settore a cedere ai colpi del conflitto in Iraq è il manifatturiero in generale, mentre non sembrano interessate al momento le aziende che producono per il mercato locale. A medio termine, se la guerra non sarà breve, sia il presidente di Assindustria, Giuseppe Costanzo, sia il direttore di sede di Bankitalia, Emanuele Pluchino, prevedono un crollo anche del turismo, in quanto l'area mediterranea verrebbe evitata a causa del dilagare a macchia d'olio dell'instabilità politica e di sicurezza.
"Se la guerra sarà breve - ha precisato Costanzo - invece questo settore potrà confermare il trend di crescita fin qui tenuto, perché la Sicilia resterebbe al centro di un'area ritornata stabile e lontana dalle aree di conflitto".
Entro fine anno è previsto il crollo totale dell'export, anche in quei settori, come il chimico, che sia Assindustria sia Bankitalia hanno registrato in aumento sui mercati esteri nel 2002. L'altro settore che manterrà dati positivi, secondo Assindustria, è l'immobiliare, che ha già registrato nel primo trimestre 2003 un aumento medio del 7-10%, in quanto i risparmiatori stanno dismettendo titoli azionari per tornare ad investire su beni rifugio, tra cui il "mattone".
Avanzate alcune proposte per compensare in parte le perdite: "La Regione - ha detto Costanzo - deve accogliere le nostre richieste, fra cui quella della cartolarizzazione dei crediti che vantiamo per contributi e incentivi dovuti per legge (circa 3 miliardi di euro), e ridare liquidità al sistema. C'è disponibilità da parte del governatore Cuffaro ad affrontare il problema. La mancanza di denaro in Sicilia, in questo momento non può essere affrontata dal sistema bancario, che per conto suo è alle prese con l'avvento di Basilea 2".
In proposito, il direttore di Bankitalia ha aggiunto: "In atto il credito aumenta in Sicilia più che al Centro-Nord, ed è un primo fatto positivo - ha detto Pluchino - abbiamo allo studio la mitigazione dei parametri di Basilea 2, per venire incontro al sistema delle piccole e medie imprese. Va ricordato che il sistema siciliano, che dipende molto dalla pubblica amministrazione e ne subisce il deficit, è composto per il 65% da aziende de terziario. Ma è anche importante ripetere quanto fatto in Abruzzo per aumentare il Pil pro-capite: realizzare le infrastrutture di trasporto, elemento fondamentale della crescita industriale".
Assindustria punta l'indice, infine, contro il gap burocratico, le norme sugli appalti che hanno fatto crollare la pubblicazione di nuovi bandi di gara, la Consip che toglie lavoro alle imprese locali così come le società miste che assorbono i precari.
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