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   Anno 3 - Numero 4 - Aprile 2004  Regionale UMBRIA

 

 Industrie ed aziende, vincono i piccoli centri

Perugia soltanto quindicesima nel suo territorio. Nella provincia di Terni capoluogo decimo, battuto da Orvieto

Prima o poi qualcuno doveva farlo. Un attento monitoraggio della vocazione imprendioriale di una regione che pur con i suoi problemi ha sempre avuto un occhio di riguardo per l’industria. La briga di catalogare le imprese sul territorio regionale umbro se l’è presa il quotidiano “Il Giornale dell’Umbria”, che ha effettuato un indagine a tutto campo, divisa su base provinciale, per capire a che punto è la vocazione imprenditoriale dei vari comuni. 
Il dato comune alle due province è che Perugia e Terni, nei rispettivi territori, vanno maluccio. In Umbria c’è impresa, si, ma soprattutto nei piccoli centri. Così si scopre che nel perugino in testa c’è la città delle ceramiche, Deruta, con un quoziente di 9,9 abitanti ogni impresa seguita a ruota dall’accoppiata Torgiano- Bastia fermi a 11,3 abitanti per impresa. La città di Perugia, è dietro, che langue al quindicesimo posto, con 13,7 abitanti per impresa, dietro a città come Todi, Assisi, Città di Castello e persino la piccola Citerna, ma davanti ad altri comuni ‘forti’ come Umberitde, Gubbio, Foligno (ventiquattresima con un quoziente di 14,8 abitanti per impresa) e Spoleto (trentaduesima con 15, 6). 
I dati utilizzati per l’indagine sono quelli relativi al 2000, gli ultimi disponibili in ordine di tempo, che l’Istat raccolse in un volume denominato ‘Conoscere l’Umbria’, senza però contare le aziende agricole che - si legge nell’inchiesta del ‘Giornale’ - spesso nascondo attività di secondo lavoro per integrare il reddito. 
Un quadro variegato, che penalizza le aree a maggior vocazione agricola ma mette in luce la realtà vitale dei piccoli centri, dove spesso prendono vita realtà imprenditoriali assai vive. Da notare il distacco fra l’ultimo comune, Poggiodomo (44,3) e il penultimo, Costacciato (22,9).
Per una volta però, il primato regionale se lo prende la provincia di Terni, in testa alla cui graduatoria c’è nientemeno che Fabro, con un’impresa ogni 9,2 abitanti, che rappresenta dunque anche il primato assoluto umbro. Dietro Fabro c’è Otricoli, molto vicina al Lazio, con un’impresa ogni 10 abitanti seguono Baschi (11,4), Giove (11,9) Guardea (12,4) ed Orvieto (13,3). Terni? Molto dietro, appena decima su trentatrè comuni, con un’impresa ogni 15,6 abitanti, battuta persino dalla piccola Lugnano in Teverina (1200 abitanti, un’azienda ogni 15,4). 
Anche altre realtà importanti come Narni ed Amelia sono molto indietro. All’ultimo posto c’è Castel Giorgio (24,2), ma anche qui il comune orvietano paga la propria caratteristica essenzialmente agricola. 
Calcolando il dato complessivo, aggregando quelli dei singoli comuni, la provincia di Perugia si presenta nel complesso più ricca rispetto a quella di Terni, dato che naturalmente non sorprende. Così nel capoluogo regionale sono presenti un’azienda ogni 14,1 abitanti vontro le 16,1 di Terni. 
Secondo l’Istat, nella regione si conterebbero complessivamente 57657 aziende non agricole, alle aulei si aggiungerebbero - ma come detto sono escluse dal conteggio- altre 21000 del settore primario.
Un’inchiesta importante, quella del quotidiano “Il Giornale dell’Umbria”, che ha portato alla luce una faccia della realtà economica regionale di notevole spessore e che qualifica l’Umbria come regione a particolare vocazione imprenditoriale. Una risorsa certamente in più per far crescere una zona d’Italia che si sta ritagliando un ruolo consistente nel panorama economico nazionale.

 

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