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   Anno 2 - Numero 6 - Luglio - Agosto 2003

 

 Posto fisso, una chimera anche per i laureati  

Da sempre l’estate rappresenta una sorta di periodo proficuo per l’occupazione e il lavoro stagionale, ma non certo per le grandi aziende. 
Ferme le importanti fabbriche del Nord, si ferma anche la produzione, e conseguentemente rimane statica anche la richiesta di posti di lavoro e di nuove assunzioni. I giovani aspettano sempre i primi giorni di settembre per bussare nuovamente alle porte dei datori di lavoro, nella speranza che qualcuno, con l’avvio del nuovo ciclo produttivo, possa aver bisogno di forze fresche.
Anche per i neolaureati il periodo ideale per inserirsi nel mondo del lavoro è quello immediatamente dopo l’estate, ma spesso troppe porte vengono sbattute in faccia a chi cerca un’occupazione, e i sondaggi danno sempre gli stessi risultati: lavori impossibili da trovare, e i giovani sempre più sfiduciati ed esasperati. Certo è che da sempre si dice che al Nord le cose vanno un pò meglio.
Molti sono i ragazzi provenienti dall’Italia meridionale che tentano la grande scalata verso il settentrione pur di non starsene con le mani in mano, e pur di cercare in qualche modo di dare una svolta alla propria carriera. 
I tempi sembrano particolarmente duri, e anche un titolo di studio o una laurea non sembrano più sufficienti per far approdare i giovani nella sfera lavorativa. Spesso, a parte i “pezzi di carta”, si richiede non solo un’ottima conoscenza della lingua inglese (e magari anche una seconda lingua), ma anche un buon uso del computer e qualche anno di esperienza. 
E’ chiaro che la scrematura per la ricerca di un lavoro è evidente, ma spesso anche la burocrazia gioca brutti scherzi a chi vuole, magari, aprire un’attività. 
“Avrei voluto aprire un’officina meccanica con mio padre - sottolinea Lorenzo Z. 24 anni - ma dietro c’erano troppi requisiti che non possedevo”. 
Gli fa eco Marco, 27 anni: “Mi sono laureato in ingegneria con 110 e lode e attualmente sono stato assunto presso una grande azienda del Centro ma con contratto di formazione, e senza alcuna certezza per il futuro”. 
Forse le cose al Sud, fra dicerie e realtà, vanno anche peggio. Antonio T. di Taranto spiega la situazione: “Non appena ho preso il diploma di scuola superiore sono partito per il Nord in cerca di occupazione. La situazione è decisamente migliore in città come Trento o Bolzano rispetto a Taranto. Ho risposto a diverse inserzioni messe dalle aziende sui giornali - spiega- e dopo diversi colloqui ho trovato un posto come operaio. Non ho pregiudizi sul tipo di lavoro che devo svolgere, l’importante è che mi trovi bene dove sto e con le persone che mi stanno intorno. Poi ho bisogno e anche voglia di lavorare, non ce la facevo più a starmene in casa senza fare niente”.
Carlo Fraboni 

 

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