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Anno 2 - Numero 3 - Aprile 2003
Non si diventa imprenditori in un anno
“Il nostro obiettivo è che entro i prossimi 5 anni i nostri punti vendita diventino 120. Le nostre sedie e i nostri tavoli girano il mondo”
“A guardare appena più lontano penso che raggiungeremo il nostro obiettivo per il 2005/6 nei tempi stabiliti. Saremo con 100 negozi, in 90 città, avremo messo a punto definitivamente il nostro sito web, la rete in franchising sarà sperimentata e ben collaudata”.
Di poche parole come sempre Luigi De Canio è determinato, divertito e anche affaticato. Al traguardo che si è dato, insieme a collaboratori felicemente dotati di passioni e di punti vendita ne vuole 120. Ed entro i prossimi 5 anni Qualche domanda-chiave ora.
In un settore che ha talvolta dato pessima prova di sé, anche per aziende enormi o quasi, come vede la possibilità di costruire catene non-giganti e superqualificate, convenienti e ben servite ovviamente, che sarebbe davvero il minimo per i clienti italiani?
“Se ci si riferisce alla nascita, crescita e sviluppo del sistema del franchising nel nostro paese bisogna considerare che trasferire un sistema di vendita a copertura nazionale da una cultura ad un’altra richiede tempo, intelligenza dei problemi e delle opportunità. Insomma il franchising nasce anglosassone. Ed è ampiamente regolato a garanzia delle parti. Noi siamo ancora senza legge. Diciamo che la cultura del franchising non è ancora il nostro forte, ma stiamo migliorando. C’è anche stata una tendenza a considerare il sistema del franchising come un toccasana, o un gigantesco cerotto sulla disoccupazione nazionale. Non si diventa imprenditori in un anno, via…”
Cosa cerca e quali sorprese ha trovato nei franchisees che finora ha coinvolto?
“Cerco persone, non solo venditori. Cerco partner che comprendano davvero che l’unione fa la forza, sembra una banalità, che siano consapevoli che prima di aderire ad un patto bisogna conoscere almeno un poco la materia. Ho trovato persone così, magari ci si inganna a volte ma mi pare proprio di aver incontrato, tra molti, le persone adatte. Una novità? Le donne, sembrano avere più fegato che mai, si muovono con cognizione di causa e sono davvero tenaci. Vedremo cose forti credo”.
Come pensa possa svilupparsi il binomio prezzo-qualità nel suo settore operativo? Come vede l’orizzonte, almeno a breve? Quanto investite e quanto guadagnate?
“Siamo grandi produttori ed esportatori, noi come popolo. Non succede per
caso. Le nostre sedie e i nostri tavoli girano il mondo, con i nostri divani, le nostre lampade…Se però si può convenire che ogni persona è un artista capace di creare, allora diventa normale e rassicurante la nostra proposta: il no name.
Da un lato si tratta di una scelta obbligata anche se un pò d’avanguardia, dall’altra con il no name, con il prodotto non firmato da un ‘grande e bravissimo designer di fama internazionale’, ma garantito nella qualità, nel gusto, nei materiali, nella scelta, nei servizi, da una società seria ed affidabile, arriva agli onori della fama altra gente, altri artisti, artigiani, creatori. Sotto un ombrello ospitale e selezionato: Planetsedia. Non è solo poesia ovviamente.
E’ un modo utile di vivere al meglio, anche se non sempre al massimo.. massimo… massimo.. Penso che questo scenario non sia un’invenzione mia personale”.
Le origini di questa catena
Nei prosperosi e vivaci dintorni di Milano vive da tempo un distretto produttivo molto ben definito, sparso su un territorio abbastanza ampio, ricco di invenzione, tenacia, amore del rischio d’impresa inteso anche come responsabilità. Qui si preparano, progettano, lavorano, assemblano, tappezzano e ritapezzano, riparano, imbottiscono sedie e loro sorelle e fratelli, come le poltrone ed i divani.
Dovunque ti giri troverai negozi di mobili, grandi e piccoli, artigiani specialisti, organizzazione del lavoro efficiente, frenesia buon cibo, file e file di capannoni e…traffico!
Di chi passa, di chi ci vive e ci lavora, di chi ci va a comprare.
Montagne di tavoli, di ogni misura, forma, materiale, colore sono come messi in fila per andarsene via, presto, nel mondo. Qui le aziende, in genere piccole, si inventano, si risistemano, si ingrandiscono, si specializzano, si chiudono ma anche si vendono e si comprano.
Solo quando tutto va molto storto si chiudono.
Qualche anno fa un giovane imprenditore che vive nella zona e ne ha assorbito cultura e talenti rileva un’azienda che si occupa di tavoli e sedie.
L’impresa dopo poco si trasforma, s’immette con entusiasmo in quel forte flusso di ristrutturazione vorticosa sostenuta da teste più esperte, tecnologie flessibili e invenzione, dalla logistica integrata, dalla globalizzazione del mercato mondiale del mobile e da nuove tecniche e macchine. Il mercato tira, le cose vanno bene e c'è ancora tanto da fare.
Scocca l’idea e si guarda attorno, osserva numeri e comportamenti. Decide di cercare qualcuno che gli faccia capire come stanno le cose, come funziona questo strumento di cui tutti parlano ma che poi non si capisce bene cos’è: il franchising .
Così appare un certo Luigi De Canio, presentato da un amico come profondo conoscitore del settore. I due si conoscono, si associano informalmente, si piacciono e si dividono, subito dopo aver messo a punto il progetto di costruire la prima catena italiana di franchising per portare tavoli e sedie dovunque si amano le abitazioni e la loro piacevolezza, anche lontano.
Dal momento della definizione di un programma dettagliato per far andare in porto un’operazione solo apparentemente facile, il marchio scelto in comune: Planetsedia. In soli 10 mesi vengono aperti 10 spazi di vendita e esposizione, riforniti in tempo reale, con un catalogo ampio di sedie buone e tavoli belli, originali complementi d’arredo, in grado di offrire servizi davvero interessanti.
Tessuti a vostra scelta? Riparazioni rapide e poco costose? Cambiare colore? Tutte le vostre sedie di colori diversi? Tessuti pazzi o delicati? Consegne rapide e sicure? Diciamo che è quasi tutto compreso nel prezzo.
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