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   Anno 2 - Numero 1 - Gennaio/Febbraio 2003

 

 Aziende soffocate dalle banche 

E’ da diverso tempo che studio e analizzo le peculiarità delle Aziende. In questi ultimi anni mi sono dedicato a una attività molto particolare: il risanamento aziendale no-profit. La mia è stata una doppia sfida: quella di entrare in punta di piedi in strutture aziendali con forti passività e piene di problematiche, e di convincere l’imprenditore a rendersi disponibile e ridare fiducia al mondo che lo stava abbandonando. Il mio lavoro inizia quando ormai non c’è più nulla da fare o siamo giunti proprio alle ultime giornate di lavoro. Lo scenario è: uno dei peggiori l’azienda è ormai alla stregua di ufficiali giudiziari, che con atti di pignoramento decorsi, asportano di continuo i beni dell’azienda, rimasti ancora intatti all’intemperie e alla tempesta finanziaria in atto. I fornitori, se consegnano o prestano ancora i servizi, lo fanno dietro pagamenti anticipati. I dipendenti, quelli infedeli, hanno abbandonato da molto la barca, e magari hanno avviato la loro vertenza sindacale, mentre i più fedeli ancora sono lì, pazienti e disponibili, alla mercè del loro titolare. La luce, è una intermittenza, con la compagnia elettrica che periodicamente stacca l’utenza per poi riallacciarla; così lo è pure il telefono e il gas. Per proseguire parliamo anche del grande amico dell’imprenditore la “banca”, che fino a ieri si è sempre dimostrato disponibile e pronto a sostenerlo nella sua “avventura”, sia nel male che nel bene; insomma un “grande amico” che all’inizio lo ha accolto a braccia aperte, congratulandosi con lui per l’azienda che aveva creato e per il suo business ma, a sua insaputa lo ha guardato nel suo portafogli e ha adocchiando tutti i beni che aveva. Le storie spesso sono uguali anche se poi cambiano gli scenari. All’inizio la “banca”, per accaparrarsi il commerciante-cliente, crede ciecamente nel progetto, nell’idea e in tutto quello che l’imprenditore gli prospetta. Cosa si cela in tutto questo ammiccare e in questa cortese disponibilità? Si scopre poi e dopo quando iniziano a asserci i primi veri problemi: scoperti di conto. La “banca” in certe circostanze è uno dei peggiori nemici per l’imprenditore, e purtroppo poi egli stesso si pente amaramente di essersi fidato delle numerose promesse e di aver presentato tanti progetti. La grande fiducia da parte della “banca” diventa per l’imprenditore, un confessionale, dove egli rivela i suoi successi e anche i suoi insuccessi e dove corre per porre riparo a quelli che erano i duri colpi inferti dalla spietata legge del mercato. Spesso la molta superficialità nei rapporti lo condanna alla morte commerciale. Il copione è sempre il solito. Quando le cose per il commerciante iniziano ad andare male, iniziano a arrivare ogni giorno telefonate di “cortesia” da parte dei responsabili delle banche, nelle quali è maggiormente esposto, che lo invitano al rientro dei fidi, e al versamento.
Con la preoccupazione e ansia, e con una doccia fredda che lo attraversano per tutto il corpo, rassicura i bancari al telefono, promettendo nei successivi giorni congrui versamenti e quindi rientro nelle posizioni. L’imprenditore sa bene di mentire, e spera magari che gli affari nei giorni seguenti miglioreranno e confida anche in un colpo di fortuna al gioco, visto che tutte le settimane impegna i suoi piccoli risparmi nell’acquisto di schedine nella tabaccheria sotto casa. L’affanno finanziario si respira nell’aria, e si nota dalla trasandatezza dell’imprenditore e di tutto quello che lo circonda. Il mio lavoro consiste dapprima nel tessere una tela con la quale si può in qualche modo capire al meglio lo stato in cui versa l’azienda ma, non in maniera approssimativa, bensì dettagliata e facilmente comprensibile. L’impatto violento che si va a creare con l’imprenditore, determina inizialmente sfiducia nei miei confronti, nascondendo le sue problematiche e i suoi debiti. Pian piano che si va avanti emerge la sua paura, la sua vergogna, le sue preoccupazioni per il domani e per la sua famiglia.
L’importante è farlo parlare per ore. Spesso ne passano tante senza rendersene conto. Il luogo dove l’imprenditore ti riceve è sempre la sua azienda. E anche in questa circostanza ti accorgi di come stanno effettivamente le cose. I dipendenti più fedeli terminano il loro turno di lavoro e escono. A questo punto resti da solo in quell’azienda fredda e gelida. L’imprenditore si accerta che le luci siano tutte spente e che tutti abbiano lasciato l’azienda. Accertatosi di queste piccole cose si mette a sedere davanti a te nella sua poltrona da manager e comincia a parlare di tutto quello fino a ora non ha detto.
Si fa il punto della situazione in maniera dettagliata e da qui emerge immediatamente l’indebitamento a cui non può più sottrarsi.
La prima cosa da fare in una situazione che sembra disperata e senza via d’uscita è tracciare una strategia, dura ma, di salvataggio dell’imprenditore e della Azienda. Pianificare le azioni legali, fiscali e amministrative da perseguire da lì in poi, per porre in essere il fermo immediato di tutte le richieste sia da parte dei fornitori che delle banche.
Man mano che si procede, l’imprenditore manifesta la sua diffidenza e difficoltà nell’intraprendere quello che gli si consiglia. Dopo il primo incontro se ne susseguono altri, per arrivare poi a una conclusione: avviare immediatamente una procedura concorsuale.
Cosa significa in realtà, fallire? Spesso si pensa di iniziare una procedura di concordato preventivo, in modo da congelare nell’immediatezza tutte le attività e passività dell’azienda, forse una liberazione dei mali e un rilassamento dell’imprenditore dalla tensione che fino a quel momento ha incamerato. Riusciamo quasi sempre nell’intento. Dopo alcuni mesi, si ricontatta l’imprenditore, che nel frattempo ha ricominciato a operare e magari con una esperienza in più, che lo ha formato e modificato nel modo e nella maniera di fare impresa. Forse da quel giorno l’imprenditore ha impostato le sue decisioni imprenditoriali in funzione della sua passata esperienza, e ha attuato comportamenti e impostazioni che non lo porteranno in quel vortice che lo ha risucchiato fino a portarlo alla disperazione.
Raffaele Amici

 

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