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   Anno2 - Numero 1 - Gennaio/Febbraio 2003   Regionale LAZIO

 

 Prima mostra convegno nella capitale 

“Vogliamo offrire nuova visibilità, serietà e vigore a quella che rappresenta la formula distributiva di maggior successo degli ultimi anni”

Dal 21 al 23 marzo 2003 si svolgerà la prima edizione del Ref - Roma Expo Franchising. La mostra convegno per lo sviluppo e l'affermazione delle Pmi, che avrà luogo presso la Fiera di Roma è un appuntamento fortemente voluto dalla Fif (Federazione italiana del Franchising) e dalla Confesercenti Provinciale di Roma, organizzato dalla divisione Grandi Eventi del Gruppo Publimedia, società che da sempre cura la comunicazione della Fif. La scelta di Roma come sede del Ref, nuovo appuntamento italiano dedicato esclusivamente al panorama delle affiliazioni, offre numerosi spunti di interesse in grado di trasformare la tre giorni romana in un rendez-vous unico nel suo genere. La, “Città Eterna”, infatti, rappresenta l’ideale punto di riferimento geografico, storico, politico ed economico del nostro Paese. Una location privilegiata, quindi, dalla quale dare un segnale forte allo sviluppo del franchising, in particolar modo nelle regioni meridionali e insulari italiane. Il Lazio, inoltre, rappresenta la seconda regione del nostro Paese per numero di aziende franchisor presenti sul territorio. Leader in questa speciale classifica è la Lombardia con il 31,5% del totale, seguita dal Lazio con il 13%. Non solo. Roma e provincia contano circa 80 franchisor, ossia il 12% di quelli rilevati, contro il 25% della città di Milano. Numeri che assegnano alla Capitale il ruolo di guida in materia di affiliazioni per il Centro-Sud Italia, isole comprese (fonte: elaborazione dati Gruppo Publimedia/Fif Confesercenti, 2002). Roma rappresenta una vetrina di prestigio non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto all’estero. Fattore che permetterà alla mostra convegno romana di avere una impronta internazionale di assoluto rispetto con la presenza di numerosi marchi stranieri, per lo più spagnoli. La Capitale non poteva non avere un appuntamento di rilievo dedicato esclusivamente al franchising, la formula distributiva che vanta il maggior incremento in termini di crescita negli ultimi anni, grazie a quelle sue caratteristiche peculiari che ne hanno decretato il successo: agevolazione nella distribuzione, accelerazione dei tempi di affermazione del punto vendita, riduzione dei rischi d’impresa, sia per i franchisor che per i franchisee. In Italia, infatti, operano 635 franchisor (+ 5,8% rispetto al 2000), i punti vendita affiliati sono 33.337 (+ 11,3% sul 2000), gli occupati nel settore raggiungono le 89.600 unità (+12%) e il fatturato ha toccato i 13,2 milioni di euro (+ 5,6%) (fonte: elaborazione dati Gruppo Publimedia/Fif Confesercenti, 2002). Queste considerazioni, unite alla specifica richiesta avanzata dai soci Fif, hanno portato alla ideazione e realizzazione del Ref, con l’obiettivo di creare un nuovo momento di incontro e di raccordo per l’intero panorama delle affiliazioni, nazionale e internazionale. Una tre giorni di convegni, incontri e dibattiti dedicata a quei franchisor che vogliono dare una spinta in più al proprio business, e ai potenziali franchisee alla ricerca della formula a loro più congeniale per dar vita a una attività imprenditoriale di successo. 
“Con questa mostra convegno vogliamo offrire nuova visibilità, serietà e vigore a quella che rappresenta la formula distributiva di maggior successo degli ultimi anni”, spiega Luisa Barrameda, direttrice del Ref. 
“Noi stiamo lavorando per offrire agli operatori del settore un momento formativo e professionale esaustivo e competente, con la realizzazione di una serie di eventi collaterali, nei quali saranno coinvolti qualificati esperti del mondo del franchising”.


Con l’euro tutto più caro

“Non credo al miracolo del doppio prezzo (euro - lire), come soluzione delle polemiche sull’inflazione”. Con queste considerazioni, il Presidente nazionale della Confesercenti, Marco Venturi, sottolinea che le ricette semplicistiche potrebbero confondere di più le acque e ci potrebbero far fare anche qualche passo indietro nella familiarizzazione con l’Euro. “Forse - continua Venturi - il doppio prezzo si poteva mantenere per tutto il 2002, ma ora creerebbe dei problemi e sospetti, non essendo in grado di spiegare origini e cause di alcuni aumenti. Il settore di servizi, che pesano per il 60% nei consumi delle famiglie non potrebbero essere utilizzati, non denuncerebbero gli aumenti, che già ci sono stati nel 2002, della produzione e dell’intermediazione, scaricando tutte le responsabilità sull’ultima ruota del carro rappresentata dai commercianti”. “Il Governo e il Ministro Marzano - conclude Venturi - farebbero invece bene a farsi promotori della costituzione di un gruppo di studiosi di fama e di prestigio internazionale, riconosciuti da tutti per affidabilità e autonomia, per ricostruire un anno di inflazione in Italia, valutando il peso effettivo di ogni singola voce, le cause di ogni aumento a tutti i livelli, dalla produzione al consumo, passando dall’intermediazione e dai servizi, dal peso dei fattori internazionali alle scelte di politica economica del Governo”. Inattendibili, per non dire fantasiosi. I dati resi noti dall’Eurispes sull’andamento dei prezzi dei prodotti alimentari nel 2002, che indicano un incremento del 29% rispetto al 3,8% segnalato dall’Istat non solo non sono credibili, ma rischiano di esasperare la guerra dei prezzi che a fatica la Confesercenti, insieme alle principali organizzazioni dei consumatori, sta combattendo da mesi. Incrementi dei prezzi nel settore alimentare ci sono stati dovuti però, come più volte abbiamo sottolineato, a fenomeni stagionali per l’ortofrutta (maltempo, siccità, gelate) o agli strascichi della vicenda mucca pazza per le carni. Detto questo è però assai discutibile parlare di incrementi del 29%, soprattutto se l’aumento viene calcolato sulla base della “soddisfazione del consumatore” o dell’ “economia del benessere”, due parametri alquanto fantasiosi e dal contenuto scientifico piuttosto discutibile. L’andamento dell’inflazione calcolato mensilmente dall’Istat, nonostante alcune polemiche sulla composizione del paniere, ha già messo in evidenza negli ultimi mesi la crisi dei consumi legata al peggioramento del clima di fiducia da parte delle famiglie e delle imprese (confermato peraltro dai dati diffusi oggi dall’Isae con riferimento alle aziende commerciali). Preoccupa dunque l’effetto che forzature come quella dell’Eurispes possono produrre sull’andamento futuro dei consumi, contribuendo a creare un clima ancor più negativo non soltanto per i consumatori e le imprese, ma per l’economia nel suo complesso, soprattutto in assenza di interventi governativi in grado di ridare fiato alla spesa interna e competitività alle imprese.

 

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