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   Numero 1 - Dicembre 2002   Regionale LAZIO

 

 Nuovi punti vendita a Roma e Tokio 

A Roma e a Tokio sono già sette i punti vendita in franchising delle Pizzerie nate sotto il marchio “La Maremma”. Il progetto nasce molti anni fa dalla famiglia Pucci, leader del settore della ristorazione tradizionale già dal 1950. L'idea di Patrizia Pucci prende forma nel 1994 con la creazione del nuovo marchio. Ma è solo tre anni più tardi, nel 1997 che verrà firmato il contratto di franchising tra la trattoria Alessandria Srl, proprietaria del marchio “La Maremma Pizza e sfizi” e la M's Corporation Co. Ltd, società controllata dal colosso giapponese Maruha. L'arredamento di tipo rustico, il simpatico marchio che rappresenta una “vacca maremmana” poggiata su una classica tovaglia a quadri bianchi e rossi, la pizza offerta nella versione napoletana (alta e soffice) e romana (bassa e croccante), sono i segni di distinzione dei locali che fanno parte di questa catena: ognuno di essi è un confortevole locale di tipo tradizionale dove è facile sentirsi a casa. 
Luigi Sbriccoli è proprietario insieme al fratello del locale di via Alessandria, a due passi da Piazza Fiume, a Roma. Loro sono prima di tutto musicisti: una passione che hanno ereditato dal padre, Jimmy Fontana, cantante piuttosto noto negli anni Sessanta e Settanta, ma hanno voluto cimentarsi anche con un'attività commerciale.
Luigi, da quanto tempo è aperto il vostro locale?
“Dal primo settembre del 2001, abbiamo preso la gestione del locale più il franchising”.
Quanto e come ha influito la forma commerciale franchising sul successo della pizzeria?
“Devo essere sincero: questa è sempre stata una pizzeria che faceva duecento coperti a sera. Nonostante la crisi che investe tutte le attività commerciali riusciamo a mantenere il ritmo che essa aveva quando l'abbiamo presa”.
Come vi è venuto in mente di realizzare un franchising?
“Avevamo idea di aprire una pizzeria, io frequentavo la Maremma di viale Parioli, ho conosciuto il signor Pucci e ho saputo che voleva cedere dei locali in gestione e ne abbiamo cominciato a parlare”.
E' importante il rapporto con la casa madre per la vostra attività?
“Direi fondamentale, soprattutto se ci riferiamo all'inizio. Noi non avevamo mai fatto questo lavoro e siamo dovuti partire da zero. Con il supporto di chi già pratica questo mestiere da anni è stato tutto più semplice”. 
Avete fatto qualche corso specifico?
“Più che seguire un corso, mio fratello ed io abbiamo svolto una sorta di stage aziendale affiancandoci all'esperienza degli altri locali, mentre il personale è rimasto quello che c'era prima che prendessimo in gestione il locale”. 
Il vostro contratto di franchising ha una scadenza?
“Cinque anni più cinque rinnovabili per noi, il franchisor non può interromperlo”.
Siete stati agevolati, nello svolgere le tante pratiche burocratiche legate all'avvio di un'attività, dalla forma franchising?
“Abbastanza, anche se non troppo. Il signor Pucci ha effettuato la traslazione della licenza”.
E’ possibile individuare un pregio e un difetto del franchising?
“Chi comincia da zero un'attività col franchising si sente con le spalle più coperte e questo è il pregio; il difetto è che ci si sente troppo legati alla linea del franchisor. Se la barca va male, affondi insieme ad essa. Poi nel mio caso, essendo un musicista prima ancora che gestore di una pizzeria, se volessi ad esempio portare della musica dal vivo nel mio locale non sarei libero di farlo...”.

Qual è il target del suo locale?
“Non vengono ragazzi molto giovani, i nostri prezzi sono nella fascia medio-alta, dai venticinque anni in su, spesso famiglie e uomini d'affari”.
Cosa rende speciale la vostra offerta?
“Sicuramente la qualità del servizio e i materiali, inoltre noi e ‘La soffitta’ siamo stati i primi due locali a Roma a fare la pizza alta napoletana, in seguito ne sono nati altri, ma noi siamo stati i pionieri”.
Il piatto più richiesto? 
“Non ci sono dubbi: la pizza tale e quale la fanno a Napoli!”
Iniziare un'attività con un marchio conosciuto alle spalle, sentirsi supportati da chi ha iniziato prima di te, stage o affiancamenti aziendali, mantenere alta la qualità del prodotto, sembrano davvero essere gli ingredienti giusti per un franchising di successo.
Laura Tancredi
Cosa significa Target

Comunicare significa pensare, avere opinioni, trasmettere idee, informazioni e sentimenti. Non solo, comunicare significa soprattutto interagire e confrontarsi con gli altri per condividere idee e opinioni. Il processo di comunicazione diventa completo nel momento in cui c'è interazione, ovvero quando il target di riferimento (il target è il soggetto o il gruppo di soggetti materiali beneficiari dell'azione di comunicazione) risponde alle nostre considerazioni e/o provocazioni. Nel processo comunicativo l'interazione diventa determinante per migliorare e crescere, l'interazione ci consente di conoscere il nostro interlocutore e capire le sue esigenze. 

 

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