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Anno 2 - Numero 9 - Novembre 2003
Palazzo Chigi: “Sarà l'ultima riforma e punterà a dare fiducia nell'avvenire”. Polemiche sull’uso strumentale della tivù
Non finisce lo scontro sulle pensioni
La polemica è tutt’altro che spenta, anzi, i toni si fanno sempre più caldi tra maggioranza, opposizione e sindacati che non trovano un accordo
La riforma delle pensioni proposta dal governo "stabilizza il sistema", "non è drammatica" ed "è quello che andava fatto". Ma soprattutto sarà "l'ultima riforma delle pensioni" e punterà "a dare fiducia nell'avvenire: perché se non c'è fiducia la gente non fa i figli e non fa gli investimenti". Giulio Tremonti difende la riforma della previdenza e lo fa da Michele Cucuzza nel programma pomeridiano Rai "La vita in diretta". Fatto questo che fa infuriare l'opposizione che parla di "uso fazioso della Rai" e spinge i sindacati a chiedere il "diritto di replica".
Tremonti ha spiegato che "restare a lavorare è un diritto e non è un obbligo" ma che "se resti a lavorare hai un incentivo, un superbonus di circa il 40%." Il superbonus - ha poi aggiunto - "è esente da imposta e grosso modo fanno una bella somma e sono soldi che alle famiglie consentiranno di tirare avanti un po' meglio".
Per chi è già in pensione - ha detto il ministro - "non cambia nulla. Sono blindati e la pensione è eterna, quindi nessuna paura". Il ministro ha quindi parlato dei tempi della riforma: "tutto è assolutamente tranquillo e da qui al 2008 non cambia nulla; uno può andare in pensione di anzianità come adesso. E' un periodo lungo che servirà per introdurre il nuovo sistema".
Dopo questa data, ha poi aggiunto, "il vecchio sistema non sta in piedi e fino al 2030 si spende troppo e nessun governo, né di destra, né di sinistra, né tecnico sarebbe in grado di permettersi di pagare il conto pensionistico. I numeri non sono né di destra né di sinistra". Anche dopo il 2008 e fino al 2015, inoltre, "si può andare in pensione prima: ma devi accettare un calcolo della pensione fatto sui contributi effettivamente versati".
Poi il ministro ha concluso: "è fondamentale dare fiducia nell'avvenire: se la gente non ha fiducia non fa figli, non fa investimenti. E una riforma di questo tipo, se uno pensa che è l'ultima perché dopo viene tutto stabilizzato, darà fiducia".
Tremonti esce dagli studi e scoppia la polemica. ''Una brutta pagina per il servizio pubblico'', commentano a caldo i sindacati. ''Il ministro - dicono Cgil, Cisl e Uil - da solo, nel pomeriggio nel corso di un programma di intrattenimento ha avuto l'opportunità di spiegare le ragioni del governo a sostegno della riforma del sistema previdenziale'', e nessun esponente sindacale è stato invece invitato ad esporre le motivazioni opposte. Così i sindacati pongono "una sola domanda: a quando il diritto di replica, nelle stesse modalità, per Cgil, Cisl e Uil?''.
E sulla stessa falsariga si trovano le opposizioni. "I cittadini - ha detto il deputato Ds Giuseppe Giulietti - non possono più dire il loro basta a Berlusconi perché i fax di Bonolis sono stati messi 'sotto sequestro dalla Rai'. In compenso il ministro Tremonti può occupare, senza contraddittorio i grandi contenitori familiari del pomeriggio".
"Quello che è accaduto oggi su Raiuno - dice l'esponente diessino - è parte di un piano per la comunicazione preparato dal governo, al quale la Rai dovrà dare esecuzione come un fedele servitore. A questo punto non resta che regolamentare anche i grandi contenitori come una ordinaria tribuna elettorale. Questa ipotesi non mi appassiona, ma la Rai di oggi non è in grado di garantire le pari opportunità nè alle forze politiche nè alle forze sociali. La Rai di fronte allo sconcio di questi giorni sul tema delle pensioni dovrebbe definire un vero e proprio piano di risarcimento a favore delle organizzazioni sindacali".
"E' una violazione dell'atto di indirizzo approvato dalla Commissione di Vigilanza Rai l'11 marzo 2003, che limita la presenza dei politici in programmi di intrattenimento", ha detto il vicepresidente della Vigilanza Giampaolo D'Andrea della Margherita. "L'ennesimo episodio di un uso di parte e fazioso del servizio pubblico radiotelevisivo pagato con il canone di tutti i cittadini", ha rincarato la dose il senatore diessino Antonello Falomi.
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