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Anno 2 - Numero 8 - Ottobre 2003
Regionale
UMBRIA
Export a gonfie vele nel 2002
“L’aumento del 5 per cento del volume di export fatto registrare dall’Umbria nel corso del 2002 è un risultato decisamente confortante, specie se raffrontato con l’andamento medio nazionale e con i dati delle altre regioni centrali che sono invece in flessione”. Questo il commento dell’assessore allo sviluppo economico della Regione Umbria, Ada Girolamini, sui dati 2002 relativi all’interscambio di beni e servizi tra l’Italia e il resto del mondo, pubblicati nel rapporto annuale dell’Istituto per il commercio estero (Ice). “La performance ottenuta dall’Umbria – afferma Girolamini – premia il lavoro del Comex e degli altri consorzi export, ed è indice della dinamicità delle imprese umbre, anche se non può sfuggirci il fatto che tutto ciò sia anche alla ‘buona salute’ e al ruolo delle multinazionali presenti nella nostra regione. A testimonianza di ciò la buona performance di Terni (in cui è presente la AST) che ha fatto registrare un aumento del 19%, dovuto all’incremento della vendita di prodotti in metallo”.
L’assessore Girolamini spiega che le aziende multinazionali, spesso presenti autonomamente in tante realtà economiche, possono rappresentare un veicolo per far conoscere le produzioni umbre di qualità: dall’agroalimentare all’artigianato artistico, al tessile-abbigliamento, contribuendo quindi alla riuscita delle iniziative all'estero portate avanti dalla regione nel suo complesso. “A conferma di ciò – sostiene l’assessore - l’analisi dell’Ice sulla distribuzione geografica delle attività economiche mette in rilievo come i Paesi che hanno conseguito gli incrementi maggiori nelle quote delle esportazioni mondiali nell’ultimo decennio tendano a coincidere con quelli che hanno ricevuto gli afflussi più consistenti di nuovi investimenti dall’estero”.
“Si tratta – prosegue l’assessore - di un circolo virtuoso di ‘interdipendenza cumulativa’, grazie al quale da una parte le multinazionali sono attratte dai paesi con condizioni strutturali favorevoli e, dall’altra, la loro presenza contribuisce alla crescita delle esportazioni, grazie alla creazione con le affiliate estere di reti globali che assorbono quote crescenti della produzione e degli scambi mondiali. L’importanza di questi collegamenti è testimoniata dal fatto che la Cina, l’India e altri Paesi dell’Asia e dell’Europa centro-orientale, nei quali gli investimenti diretti dall’estero hanno continuato a confluire nell’ultimo biennio, non solo hanno accresciuto le loro quote di esportazioni, ma sono diventati il motore principale della ripresa delle importazioni mondiali”.Secondo l’assessore regionale è proprio “la scarsa capacità di attrarre capitali dall’estero, che si combina con la crisi di alcune grandi imprese, a far mancare all’Italia uno dei fattori essenziali di crescita”. Girolamini punta l’attenzione anche su quello che definisce il “secondo motore dello sviluppo economico italiano”, costituito dai sistemi locali di piccole e medie imprese, che “non può sottrarsi alla esigenza di una maggiore integrazione internazionale delle attività produttive. E in ragione di ciò, si fa sempre più forte l’esigenza di intensificare le riforme strutturali necessarie per accrescere la capacità di attrarre e ospitare iniziative economiche, in Umbria come in Italia, partendo dal presupposto che il commercio mondiale può svolgere quel ruolo di volano che già altre volte ha esercitato nell’inversione di un ciclo economico”. “Fattori decisivi per raggiungere questi obiettivi – conclude Girolamini - sono un sempre maggiore livello di efficienza della Pubblica Amministrazione e la realizzazione di un sistema ‘a rete’ di infrastrutture e servizi a bassi costi di accesso. Occorre in particolare garantire la liberalizzazione del processo energetico, la promozione della concorrenza e l’efficienza dei servizi, in modo che si possano raggiungere gli auspicati risultati in termini di costi energetici, che spesso hanno costituito un fattore penalizzante per la competitività delle nostre imprese. Come pure è indispensabile una politica delle tariffe e dei servizi pubblici, che veda il pieno coinvolgimento degli enti locali, che diventano elementi imprescindibili nei processi di sviluppo e di innovazione dell’economia regionale.
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